DAVID MARIA TUROLDO

 

  1.      I dati cronologici: il contesto storico

 La vita di padre Davide è racchiusa fra due date: 1916-1992. Nasce in piena prima guerra mondiale; compie gli studi durante il periodo fascista; viene ordinato sacerdote durante la seconda guerra mondiale; esercita il suo sacerdozio nei primi anni quaranta a Milano dal '40 al '53 collaborando prima con la Resistenza e poi in attività culturali e sociali; viene poi esiliato in Austria e Svizzera, a Firenze dal '54 al '58 e infine in Inghilterra e Canada fino al '62; rientra in Italia all'indomani del concilio Vaticano II e si stabilisce definitivamente a Sotto il Monte a partire dal '63 fino alla morte.

Questo rapido richiamo di date e di luoghi ci documentano sulla sua vita attraversata e segnata dai grandi e tragici eventi del sec. 20°.

La prima guerra mondiale ci richiama la situazione dell'Europa dei primi decenni del secolo scossa da profondi e aspri mutamenti politici e sociali. Il Friuli, in particolare, sua terra d'origine, vive il dramma delle distruzioni belliche, la povertà, l'emigrazione forzata. Di questa situazione padre Davide darà testimonianza nel suo fil Gli ultimi.

Il periodo fascista, la tragedia immane della seconda guerra mondiale, la resistenza scavano nella vita di padre Davide in modo indelebile l'appassionata ricerca dei valori legati alla libertà, alla compassione, al dramma del male, alla solidarietà con tutti i perseguitati, al superamento delle barriere razziali, religiose, politiche e culturali. La sua poesia ne è un'eco vasta: basti rileggere le salmodie sulla resistenza raccolte nel volume Ritorniamo ai giorni del rischio.

Ma egli non è il poeta chiuso nel suo comodo recinto: si lascia coinvolgere attivamente e con forti rischi in più direzioni nell'intento di tracciare un cammino di ricostruzione dell'uomo e della convivenza civile.

Ricordo qui soltanto:

-          il giornale L'uomo, giornale clandestino durante la Resistenza;

-          il sostegno all'esperienza di Nomadelfia di don Zeno;

-          la creazione della Corsia dei Servi a Milano, luogo di ricerca e confronto culturale a livello europeo, di pubblicazioni di opere e prospettive nuove per Milano e l'Italia;

-          la "messa della carità";

-          l'appoggio e la collaborazione con i paesi in via di sviluppo, con le popolazioni martoriate dalla guerra e dalle dittature latino-americane.

Sono appena un grappolo di esempi significativi a cui si dovrebbero aggiungere contatti personali, scritti sui quotidiani nazionali per le questioni più urgenti come la democrazia, i referendum sull'aborto e sul divorzio, il caso Moro, la corruzione morale e politica…

 2.       Il frate: la scelta di vita religiosa

 Non è comprensibile l'attività letteraria e di impegno culturale e sociale senza valutare la sua appartenenza all'ordine mendicante dei Servi di Maria e alla sua fede nutrita essenzialmente della parola biblica.

In un volumetto intitolato Come i primi trovadori, padre Davide traccia stupendamente le figure dei primi sette padri dell'ordine dei Servi, sorto nei primi anni del 1200 all'epoca di san Francesco. E' quello un periodo percorso da forti sensibilità pauperistiche, da impulsi culturali e sociali che danno vita ai Comuni d'Italia e porranno le basi di una splendida rinascita delle arti e della letteratura le cui testimonianze ancora noi ammiriamo stupiti.

In particolare il piccolo gruppo dei frati di Santa Maria si ispira all'ideale della "Donna" del Dolce Stil nuovo e dei Trovadori provenzali, ideale fecondato dagli influssi della letteratura e dell'arte arabo-islamica giunte in Europa attraverso la Spagna. I movimenti religiosi riformisti dell'epoca, fra cui i nostri primi padri, identificano la "Donna" dei Trovadori con Maria, la madre di Gesù, simbolo della genuinità della testimonianza cristiana. Essa diventerà il paradigma della vita dei nuovi frati mendicanti: ideale di bellezza, di tenerezza, di amicizia con tutte le creature, di compassione, di creatività, di servizio.

Ma in questa immagine ideale della Vergine, padre Davide troverà anche l'ispirazione, appunto perché segno della bellezza, della compassione, del servizio, per l'amore e il rispetto per ogni forma artistica, per l'accoglienza e il dialogo con uomini e donne di cultura e religione diverse, per la condivisione e l'aiuto a realtà umane sfigurate e sfruttate. La fedeltà a questo ideale "femminile" della fede lo porterà inevitabilmente a vivere il conflitto insanabile con le strutture, autorità e norme civili ed ecclesiastiche.

E' per fedeltà alla chiesa e all'uomo che spesso si farà "disobbediente" e subirà esili, accuse e disprezzo. Le parole di richiesta di perdono del card. Martini poco prima della sua scomparsa per la sofferenze da lui patite a causa della chiesa faranno in parte giustizia e, per chi vuol capire, ristabiliranno il giusto equilibrio.

Non va sottaciuto, per quanto il poco ce lo consente, l'incomparabile contributo offerto da padre Davide alla chiesa italiana con la sua vastissima produzione di inni liturgici (oltre mille!). I sette volumi di Chiesa che canta e il libro La nostra preghiera: liturgia dei giorni accostano padre Davide ai più grandi innografi del mondo cristiano. In particolare poi la traduzione metrica dei Salmi, più volte rifatta e rimasta nell'ultimo tentativo incompiuta sul letto di morte, accompagnata da musiche per il canto, rappresenta il servizio più amato da lui alla vita della chiesa. Per questo al momento del funerale abbiamo voluto porre dentro la sua bara il libro "La nostra preghiera".

"La cosa più difficile del mondo non è credere, ma sperare.
Sper
are di cambiare noi stessi,
sperare
di cambiare la realtà, 
spe
rare di crescere in umanità,
per
ché il progresso vero
è che tu cresca nella tua umanità,
che
è poi è questo crescere di Dio nell'universo, 
quest
o realizzare Dio nell'universo, nella storia.
Questo è lo scopo!
E difatti è questo il senso della chiamata."
 

"Nessuno viva un giorno solo col suo fuoco spento, 
ognuno scelga la sua parte do combattimento ogni giorno
,
ognuno renda la sua testimonianza che Cristo è vivo,
che il povero è vittorioso,
che ogni uomo è libero!"

(Tratto da La speranza non muore, San Paolo, pp. 101.50)